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Il Punto sulla Lazio - Finalmente il successo, e che Zarate...
Villarreal battuto all'ultimo minuto.
23/ott/2009 10.04.17
Il successo acciuffato ieri all’ultimo respiro ha un peso specifico notevolissimo. Mette la Lazio in una posizione di vantaggio in vista della seconda parte del girone di Europa League e rilancia il morale di una squadra cui la vittoria, soprattutto in casa, mancava ormai da tantissimo tempo. Non è stato facile avere la meglio sul Villareal, ma questo era scontato: anche se nel loro campionato gli spagnoli stanno faticando tantissimo, restano comunque una delle migliori compagini della nuova Coppa Uefa e, soprattutto nel primo tempo, con la loro qualità nella gestione della palla hanno fatto soffrire non poco l’undici di Ballardini, che ha palesato enormi lacune nella zona nevralgica del campo.
Nella seconda frazione di gioco, invece, le cose sono andate meglio, grazie all’intuizione del tecnico biancoceleste, che ha cambiato tattica schierando una sorta di 3-4-3 che a seconda delle esigenze diventava un 3-5-2 o un 5-3-2, avanzando Kolarov e Lichtstainer sulla linea dei centrocampisti e inserendo Diakitè al posto di Dabo. In questo modo i biancocelesti hanno preso in mano il pallino del gioco, hanno sfiorato la rete in diverse occasioni salvo poi rimanere in dieci per l’incredibile abbaglio dell’arbitro, che invece di fischiare il un rigore solare per fallo su Matuzalem l’ha spedito sotto alla doccia sventolandogli in faccia, per una simulazione vista soltanto da lui, il secondo cartellino giallo dell’incontro. Proprio quando tutto sembrava perduto la Lazio è stata brava a non mollare, si è salvata con Bizzarri al minuto numero 91 e sul successivo cambio di campo è stata brava a colpire con Rocchi, abile a sfruttare un bel servizio di Kolarov.
Le chiavi di lettura offerte dall’incontro di ieri sono molteplici: in primo luogo, bisogna parlare del modulo con cui la Lazio è scesa in campo nella ripresa. Sul 3-5-2, forse, sarebbe il caso di continuare a lavorare. Si protegge meglio la difesa (in fase di non possesso gli esterni del centrocampo arretrano e ci si difende praticamente con cinque uomini), si copre bene il centrocampo, con Lichstainer e Kolarov pendoli perfetti e Brocchi (o Dabo), Baronio e Matuzalem a lavorare in mezzo e si permette alle punte di avere minori compiti di copertura, così da poter sfruttare meglio il loro potenziale offensivo e la loro freschezza atletica.
Apriamo adesso il capitolo Zarate. Ieri il fenomeno di Haedo ha risposto a tutti quelli che nelle ultime settimane avevano provato a criticarlo o a sminuirlo. Ha stravinto la sfida a distanza con Giuseppe Rossi, ha preso per mano la Lazio, ha trascinato l’Olimpico dal primo al novantesimo. Ha segnato il gol dell’uno a zero (quinto stagionale in dodici partite), ha preso un palo, ha costretto il portiere avversario al miracolo dopo una splendida cavalcata personale, ha messo sulla testa di Cruz un pallone che chiedeva soltanto di essere spinto in rete, ha tenuto in scacco da solo l’intera retroguardia del Villareal, dimostrando ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, di essere un fuoriclasse vero, un talento puro, limpido e cristallino in grado di valere da solo il prezzo del biglietto.
Ora la compagine capitolina andrà a Bari nel tentativo di migliorare in campionato una classifica deficitaria: non sarà facile conquistare i tre punti in Puglia, ma Maurito e compagni hanno il dovere di provarci, anche perché il successo in Italia manca ormai da due mesi. La vittoria di ieri darà sicuramente morale alla truppa biancoceleste, che però, a livello fisico, potrebbe invece risentire negativamente della partita di ieri.
Roberto Arduini
Nella seconda frazione di gioco, invece, le cose sono andate meglio, grazie all’intuizione del tecnico biancoceleste, che ha cambiato tattica schierando una sorta di 3-4-3 che a seconda delle esigenze diventava un 3-5-2 o un 5-3-2, avanzando Kolarov e Lichtstainer sulla linea dei centrocampisti e inserendo Diakitè al posto di Dabo. In questo modo i biancocelesti hanno preso in mano il pallino del gioco, hanno sfiorato la rete in diverse occasioni salvo poi rimanere in dieci per l’incredibile abbaglio dell’arbitro, che invece di fischiare il un rigore solare per fallo su Matuzalem l’ha spedito sotto alla doccia sventolandogli in faccia, per una simulazione vista soltanto da lui, il secondo cartellino giallo dell’incontro. Proprio quando tutto sembrava perduto la Lazio è stata brava a non mollare, si è salvata con Bizzarri al minuto numero 91 e sul successivo cambio di campo è stata brava a colpire con Rocchi, abile a sfruttare un bel servizio di Kolarov.
Le chiavi di lettura offerte dall’incontro di ieri sono molteplici: in primo luogo, bisogna parlare del modulo con cui la Lazio è scesa in campo nella ripresa. Sul 3-5-2, forse, sarebbe il caso di continuare a lavorare. Si protegge meglio la difesa (in fase di non possesso gli esterni del centrocampo arretrano e ci si difende praticamente con cinque uomini), si copre bene il centrocampo, con Lichstainer e Kolarov pendoli perfetti e Brocchi (o Dabo), Baronio e Matuzalem a lavorare in mezzo e si permette alle punte di avere minori compiti di copertura, così da poter sfruttare meglio il loro potenziale offensivo e la loro freschezza atletica.
Apriamo adesso il capitolo Zarate. Ieri il fenomeno di Haedo ha risposto a tutti quelli che nelle ultime settimane avevano provato a criticarlo o a sminuirlo. Ha stravinto la sfida a distanza con Giuseppe Rossi, ha preso per mano la Lazio, ha trascinato l’Olimpico dal primo al novantesimo. Ha segnato il gol dell’uno a zero (quinto stagionale in dodici partite), ha preso un palo, ha costretto il portiere avversario al miracolo dopo una splendida cavalcata personale, ha messo sulla testa di Cruz un pallone che chiedeva soltanto di essere spinto in rete, ha tenuto in scacco da solo l’intera retroguardia del Villareal, dimostrando ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, di essere un fuoriclasse vero, un talento puro, limpido e cristallino in grado di valere da solo il prezzo del biglietto.
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Roberto Arduini
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