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Usa, voglia di stupire. Anche il Brasile...
Il ct Bradley: «Questa finale per noi è un salto di qualità». Dunga: «Condannati a vincere».
28/giu/2009 12.32.17
Il Brasile è padrone del trofeo. Lo ha vinto quattro anni fa in Germania, quando Adriano faceva sognare brasiliani e interisti, e stasera lo metterà in palio a Johannesburg davanti agli americani. Per i ragazzi di Dunga, vincerlo sarebbe il modo migliore per avanzare una candidatura che tutto il pianeta gli riconosce: fra un anno, in Sudafrica, sarà il Brasile la squadra da battere, anche se il titolo mondiale appartiene all’Italia. Per i ragazzi di Bob Bradley, sarebbe invece il trionfo, il miracolo, l’attimo irripetibile. Battere il Brasile è molto più di un sogno. «Noi siamo qui come vincitori del torneo della Gold Cup - ha detto Bradley, il ct americano dagli occhi di ghiaccio -. L’espressione yes we can coniata da Obama può funzionare anche per noi. In ogni caso questa finale sarà per noi un salto di qualità».
Dunga è in Sudafrica come campione del Sud America. Può vincere il suo secondo trofeo consecutivo, ma sa che solo perdendo diventerebbe protagonista. E’ il destino del ct del Brasile. E’ sicuro, come del resto lo sono tutti quelli che hanno visto giocare la Seleçao. «Noi siamo la squadra più forte del mondo in questo momento. Ma attenzione perché anche gli Usa hanno una bella squadra, con giocatori abili nel palleggio e forti nella corsa». Pur con Pato, Kakà, Robinho e Luis Fabiano (che è influenzato e rischia di non giocare la finale), in Brasile c’è chi non dimentica Ronaldinho. «Lo porterei volentieri nella Seleçao, ma dipende più da lui che da me. Se gioca e gioca bene...».
Fonte: Corriere dello Sport
Dunga è in Sudafrica come campione del Sud America. Può vincere il suo secondo trofeo consecutivo, ma sa che solo perdendo diventerebbe protagonista. E’ il destino del ct del Brasile. E’ sicuro, come del resto lo sono tutti quelli che hanno visto giocare la Seleçao. «Noi siamo la squadra più forte del mondo in questo momento. Ma attenzione perché anche gli Usa hanno una bella squadra, con giocatori abili nel palleggio e forti nella corsa». Pur con Pato, Kakà, Robinho e Luis Fabiano (che è influenzato e rischia di non giocare la finale), in Brasile c’è chi non dimentica Ronaldinho. «Lo porterei volentieri nella Seleçao, ma dipende più da lui che da me. Se gioca e gioca bene...».
Fonte: Corriere dello Sport
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