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Dibattito - Nazionale alternativa poco convincente contro Cipro: Giovani SI o Giovani NO?
Analizziamo la questione nel nostro Dibattito...
17/ott/2009 20.42.12
Una Nazionale più giovane: l'hanno chiesta in tanti, a Marcello Lippi, negli scorsi mesi, dopo una Confederations Cup sconcertante a alcune uscite poco rassicuranti. Appello che il cittì ha raccolto solo in parte, gettando nella mischia alcuni giovani contro Cipro a qualificazione ottenuta. Il risultato, però, non è stato di quelli esaltanti. Cosa ne pensate delle nuve leve azzurre? Discutetene con noi nel nostro Dibattito...
Ne abbiamo dette di tutti i colori per mesi, al "povero" Marcello Lippi. Per una volta si decide ad ascoltarci e cosa succede? Le seconde linee - tra cui diversi giovani - deludono e rischiano la figuraccia contro Cipro. Rossi ha ormai assunte le sembianze di un fantasma timido ed impaurito, lontano parente del talento che dettava legge nella Liga; Santon ha regalato solo qualche tenue bagliore del suo potenziale, ma anche lui non pare vivere un momento felicissimo; Bocchetti è stato schierato fuori ruolo, ok, ma a prima vista non sembra un elemento in grado di dare sicurezza al reparto difensivo. E pensare che i tre appena citati vengono considerati tra i migliori ragazzi del panorama italiano: cosa aspettarsi dagli altri?
Enrico Tosto

Qualcuno si sarà meravigliato vedendo gli Azzurri faticare ieri contro Cipro, oppure un mese fa in casa della Georgia. Ma i problemi del nostro calcio, in realtà, sono molti più profondi. Affondano le radici in un vivaio che non produce più talenti come una volta, in settori giovanili meno competitivi rispetto a quelli all'avanguardia presenti in Spagna o in Inghilterra. Prendete l'Under 21 di Casiraghi, ad esempio. Nell'ultimo mese abbiamo perso in Galles, vinto con uno striminzito 2-0 su Lussemburgo e pareggiato con la Bosnia: con tutto il rispetto per i nostri avversari, da italiani non si può essere soddisfatti. Come anche dell'Under 20 arrivata ai quarti nel Mondiale in Egitto, avventura terminata a causa di tre espulsioni evitabili ed ingenue rimediate contro l'Ungheria. C'è troppa approssimazione. Per ora tra i ragazzi, un giorno - di questo passo - diremo lo stesso per la Nazionale maggiore.
Luigi Carbone
E' un problema di mentalità, quello delle nuove leve del nostro calcio. Si vive di eccessi, tranne qualche eccezione alla Marchisio: c'è chi non ha personalità e continua ad inseguirla tra scivoloni vari, e chi invece ne ha anche troppa. Penso a Balotelli, innanzitutto. Talento vero, straordinario, abbagliante. Ma caro Mario, per giocare a pallone, oltre ai piedi, ci vuole anche la testa. Hai 18 e una carriera lunga e probabilmente fortunata davanti, ma perchè sprecare questi primi, fondamentali anni della tua storia calcistica? E ce l'ho anche con il suo collega Giovinco. Che fine ha fatto la Formica Atomica? Non ci arrivano segnali di vita da Juventus-Bordeaux, sfida seguita al clamoroso sfogo del post-Lazio in cui si lamentava del suo essere italiano. Merita una citazione anche De Ceglie, rimasto avvinghiato alla Vecchia Signora nonostante la corte del Napoli:: gli avrebbe fatto così male un'esperienza da titolare certo anzichè una stagione vissuta in panca? Dice bene Legrottaglie, non ci sono più i giovani di una volta...
Samuele Maggio
E' difficile non essere delusi dopo aver visto all'opera i nostri giovani nell'incontro di Parma contro Cipro, ma allo stesso tempo è troppo semplice bocciare senza appello alcuni dei migliori talenti del calcio italiano. Facile, a questo punto, spiegare di aver tentato invano di ritagliare uno spazio importante nella Nazionale al nuovo che avanza. Non è così che va attuato un rinnovamento, che si dà vita ad un vero e proprio ricambio generazionale. Scommettere su giovani vuol dire implicitamente accettare (nei limiti del possibile, chiaro) i loro errori, le esitazioni, le comprensibili difficoltà di chi si trova ad indossare per le prime volte la pesante casacca Azzurra. E' un progetto più ampio, che richiede tempo, sacrifici e pazienza: siamo proprio sicuri che l'attuale cittì ne avesse a sufficienza?
Alberto Gravagno
Criticare la linea verde dopo Italia-Cipro sarebbe indice di malafede. In questo senso mi sento vicino a quanto dichiarato ieri da Lippi nel dopogara. Fino ad un certo punto, ovviamente. Era preventivabile una prestazione di basso profilo dopo aver conquistato la qualificazione in Irlanda, dopo giorni passati in allegria tra festeggiamenti e allenamenti molto soft, dopo aver "cambiato per undici undicesimi la formazione", come fatto notare proprio dal cittì. Il calcio non è improvvisazione: mettere assieme undici buoni giocatori non basta per allestire una formazione competitiva. Il feeling conta tantissimo, bisogna conoscere i movimenti e la mentalità dei compagni. L'unidici titolare di ieri era quanto di più sperimentale e inedito si potesse confezionare, criticarne gli interpreti, sinceramente, mi sembra fuori luogo.
Matteo Visconti
AMARA REALTA', I GIOVANI NON SONO PRONTI


Ne abbiamo dette di tutti i colori per mesi, al "povero" Marcello Lippi. Per una volta si decide ad ascoltarci e cosa succede? Le seconde linee - tra cui diversi giovani - deludono e rischiano la figuraccia contro Cipro. Rossi ha ormai assunte le sembianze di un fantasma timido ed impaurito, lontano parente del talento che dettava legge nella Liga; Santon ha regalato solo qualche tenue bagliore del suo potenziale, ma anche lui non pare vivere un momento felicissimo; Bocchetti è stato schierato fuori ruolo, ok, ma a prima vista non sembra un elemento in grado di dare sicurezza al reparto difensivo. E pensare che i tre appena citati vengono considerati tra i migliori ragazzi del panorama italiano: cosa aspettarsi dagli altri?
Enrico Tosto
CRISI DI U21 E U20 = VIVAI POVERI DI TALENTO

Qualcuno si sarà meravigliato vedendo gli Azzurri faticare ieri contro Cipro, oppure un mese fa in casa della Georgia. Ma i problemi del nostro calcio, in realtà, sono molti più profondi. Affondano le radici in un vivaio che non produce più talenti come una volta, in settori giovanili meno competitivi rispetto a quelli all'avanguardia presenti in Spagna o in Inghilterra. Prendete l'Under 21 di Casiraghi, ad esempio. Nell'ultimo mese abbiamo perso in Galles, vinto con uno striminzito 2-0 su Lussemburgo e pareggiato con la Bosnia: con tutto il rispetto per i nostri avversari, da italiani non si può essere soddisfatti. Come anche dell'Under 20 arrivata ai quarti nel Mondiale in Egitto, avventura terminata a causa di tre espulsioni evitabili ed ingenue rimediate contro l'Ungheria. C'è troppa approssimazione. Per ora tra i ragazzi, un giorno - di questo passo - diremo lo stesso per la Nazionale maggiore.
Luigi Carbone
I NUOVI CAMPIONI HANNO POCA UMILTA'


E' un problema di mentalità, quello delle nuove leve del nostro calcio. Si vive di eccessi, tranne qualche eccezione alla Marchisio: c'è chi non ha personalità e continua ad inseguirla tra scivoloni vari, e chi invece ne ha anche troppa. Penso a Balotelli, innanzitutto. Talento vero, straordinario, abbagliante. Ma caro Mario, per giocare a pallone, oltre ai piedi, ci vuole anche la testa. Hai 18 e una carriera lunga e probabilmente fortunata davanti, ma perchè sprecare questi primi, fondamentali anni della tua storia calcistica? E ce l'ho anche con il suo collega Giovinco. Che fine ha fatto la Formica Atomica? Non ci arrivano segnali di vita da Juventus-Bordeaux, sfida seguita al clamoroso sfogo del post-Lazio in cui si lamentava del suo essere italiano. Merita una citazione anche De Ceglie, rimasto avvinghiato alla Vecchia Signora nonostante la corte del Napoli:: gli avrebbe fatto così male un'esperienza da titolare certo anzichè una stagione vissuta in panca? Dice bene Legrottaglie, non ci sono più i giovani di una volta...
Samuele Maggio
I NUOVI VANNO INSERITI PER GRADI


E' difficile non essere delusi dopo aver visto all'opera i nostri giovani nell'incontro di Parma contro Cipro, ma allo stesso tempo è troppo semplice bocciare senza appello alcuni dei migliori talenti del calcio italiano. Facile, a questo punto, spiegare di aver tentato invano di ritagliare uno spazio importante nella Nazionale al nuovo che avanza. Non è così che va attuato un rinnovamento, che si dà vita ad un vero e proprio ricambio generazionale. Scommettere su giovani vuol dire implicitamente accettare (nei limiti del possibile, chiaro) i loro errori, le esitazioni, le comprensibili difficoltà di chi si trova ad indossare per le prime volte la pesante casacca Azzurra. E' un progetto più ampio, che richiede tempo, sacrifici e pazienza: siamo proprio sicuri che l'attuale cittì ne avesse a sufficienza?
Alberto Gravagno
NON BASTA UNA PARTITA PER GIUDICARE


Criticare la linea verde dopo Italia-Cipro sarebbe indice di malafede. In questo senso mi sento vicino a quanto dichiarato ieri da Lippi nel dopogara. Fino ad un certo punto, ovviamente. Era preventivabile una prestazione di basso profilo dopo aver conquistato la qualificazione in Irlanda, dopo giorni passati in allegria tra festeggiamenti e allenamenti molto soft, dopo aver "cambiato per undici undicesimi la formazione", come fatto notare proprio dal cittì. Il calcio non è improvvisazione: mettere assieme undici buoni giocatori non basta per allestire una formazione competitiva. Il feeling conta tantissimo, bisogna conoscere i movimenti e la mentalità dei compagni. L'unidici titolare di ieri era quanto di più sperimentale e inedito si potesse confezionare, criticarne gli interpreti, sinceramente, mi sembra fuori luogo.
Matteo Visconti
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