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Esclusiva Goal.com - Tiribocchi e la rinascita dell’Atalanta: “Conte, che personalità! Qualcuno si sarà ricreduto su di me…”
L’attaccante ex Lecce, al terzo goal consecutivo, ha contribuito al rilancio in classifica della Dea, con l’aiuto di Mister Conte, ovviamente…
22/ott/2009 16.33.45
Simone Tiribocchi - Atalanta (Getty Images)
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Ciao Simone, so che – dopo l’esonero di un allenatore – non è mai bello parlare del passato, ma questa volta la trasformazione è talmente evidente che merita un approfondimento: cos’è cambiato in così poco tempo? L’Atalanta sembra trasformata con l’arrivo di Conte… “Sinceramente, non è cambiato moltissimo. Certo, quando arriva un allenatore nuovo cerca sempre di apportare le sue idee e i suoi metodi di lavoro – e quelli del mister e del suo staff sono davvero meticolosi e particolari – ma sostanzialmente sono cambiati i risultati. All’inizio della stagione abbiamo fatto ottime prestazioni, ma purtroppo molto sfortunate e che non hanno portato punti. Delle quattro sconfitte, abbiamo sbagliato solo la partita di Bari, tutte le altre le abbiamo giocate e avremmo meritato di più”.
Cosa ti ha impressionato in modo particolare di Mister Conte e suo staff? “Voglio subito dare un’impronta”, ha detto nella conferenza stampa di presentazione, un segno di grande personalità… “Che siano preparati non devo dirlo io, questo lo hanno già dimostrato. Ciò che mi ha sorpreso è l’ambizione, il loro pensare costantemente in grande. Si vede che hanno obiettivi precisi e “vogliono arrivare”. Credono tantissimo nel loro lavoro e questo credo che sia anche il motivo dei loro ottimi risultati”.
E come ti trovi con il “metodo Ventrone”? Te l’aspettavi così dura? “Guarda, ho 31 anni ormai, quasi 32, e da 13 anni gioco a calcio ad alti livelli, ma io non avevo mai lavorato così (ride, ndr). E’ dura, è dura, però se arrivano i risultati va bene così (ride, ndr)”.
Accennavamo al giocatore “neanche tra parentesi” ti ritrovi in questa definizione? “Diciamo che la mia carriera è sempre stata in salita, ho sempre dovuto dimostrare più di altri, ma non sono certo l’unico, ce ne sono tanti nella mi stessa situazione. Quello di cui sono fiero è che – poi – mi è capitato spesso che le persone si siano ricredute sul mio conto. E’ successo anche qui, dove sono stato accolto con scetticismo – e scetticismo è dire poco (ride, ndr) – e adesso invece stanno cominciando ad apprezzarmi. Certo, io li capisco, erano abituati ad un grande attaccante come Floccari e se ti arriva Tiribocchi, immagino che si possa rimanere almeno sorpresi (ride, ndr), ma l’importante è che le cose ora stiano andando bene. Tuttavia, sono nel calcio da tanti anni e so che per stare tranquilli è necessario dare continuità, altrimenti ci si dimentica di tutto in fretta”.
Bomber che fa reparto da solo: a chi ti ispiravi ieri e chi ammiri in modo particolare oggi? “Anche se le qualità fisiche e tecnico-tattiche non sono proprio simili, il mio punto di riferimento è sempre stato Casiraghi, perché mi piaceva come si muoveva in campo, il suo modo anche duro - ma sempre leale - di giocare. Poi, ovviamente, sono cresciuto con i miti Batistuta e Ronaldo, anche se imitarli era dura (ride, ndr). Ora come ora, mi piace molto Amauri: ho anche avuto la fortuna di allenarmi con lui e posso dire che è veramente un calciatore completo”.
Domenica hai segnato il tuo terzo goal consecutivo, tra l’altro di pregevole fattura a testimonianza che ci sono anche notevoli doti tecniche. Dì la verità, però, il tunnel è stato un colpo di fortuna vero? In ogni caso, è uno dei tuoi goal più belli in carriera? “Sì, sì, il tunnel puro culo (testuale, ndr). Volevo rientrare per portarmela sul destro, il fatto che sia passata tra le gambe del difensore però è stato un colpo di fortuna (ride, ndr). Per il resto ne ho fatti tanti belli di goal, ma forse in Serie A è uno dei migliori in effetti”.
A 31 anni è forse il momento di un primo bilancio della carriera: qualche rimpianto? Si poteva fare di più? “Sì, forse si poteva fare qualcosa in più, ma se guardo alle categorie inferiori, ogni tanto mi capita di vedere giocatori molto validi e chiedermi cosa ci facciano ancora lì. Quindi, tutto sommato, mi ritengo soddisfatto di quanto sono riuscito a fare. Forse, l’unico rimpianto, è quello di aver commesso qualche errore di gioventù: diciamo che ad inizio carriera non avevo la testa da calciatore, ero acerbo mentalmente. Incontrare Spalletti prima (Ancona stagione 2001-2002, ndr), e Papadopulo poi (Siena stagione 2002-2003, ndr), mi ha trasformato”.
Ultimo sogno professionale da esaudire? “Diciamo che sono sempre andato vicinissimo a giocare in Europa con il Chievo, ma siamo stati eliminati sia ai preliminari di Champions, che dopo quelli di Uefa. Ecco, prima di smettere non mi dispiacerebbe giocare finalmente una competizione europea. Ma come ti dicevo prima, sono nel calcio da tanti anni, quindi so che non si può vivere di sogni. Ora penso a fare bene con l’Atalanta e – anzi – se riuscissi ad andarci con questa maglia non sarebbe male (ride, ndr)”.
Beh, se doveste continuare a questi ritmi… “Stiamo con i piedi per terra. Ad Udine abbiamo raccolto la prima vittoria della stagione, non è il caso di festeggiare. Dobbiamo continuare a lavorare duro, anche dal punto di vista fisico. Dobbiamo stare sul pezzo partita dopo partita, questo è il nostro compito”.
Ti sei posto degli obiettivi ad inizio stagione? “Come tutti, credo. Il mio è quello di andare in doppia cifra, ma quello più importante è che la squadra si salvi. L’anno scorso con il Lecce sono riuscito ad andare in doppia cifra (11 reti realizzate, ndr), ma siamo retrocessi, e ti assicuro che è stata una delle esperienze più brutte della mia carriera. Quindi quest’anno sono disposto anche a rimanere a tre goal purché l’Atalanta si salvi”.
Sergio Stanco
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