Per Colantuono le chiacchiere stanno a zero: "Bisogna stare muti e pedalare, basta proclami: è giunto il momento di CRESCERE"
"Bisogna lavorare a fari spenti. In silenzio, sputare lacrime e sangue".
04/nov/2009 14.30.53
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Colantuono si fa sentire. Pugno duro nei confronti dei suoi giocatore perché riescano a evitare altri passi falsi.
Dopo il volo a picco del 2 a zero subito dalla Triestina, c’è bisogno di un Colantuono arrabbiato e deciso davanti ai giornalisti in conferenza stampa. Le cose a Torino devono cambiare. Non sono presenti altre opzioni. "Abbiamo già fatto fin troppe chiacchiere. Noi per primi. – chiosa il tecnico granata - Voglio andare sul concreto. Solo questo serve. Dal mio punto di vista mi interessa solo lavorare, non parlare. Adesso parlerò anche con loro. Intanto per voi (giornalisti ndr) ho pochi messaggi: ma fermi. Molto chiari".
Il sermone abbia inizio."Sono mesi che ripeto le stesse cose. Non potete negarlo. Non ho mai cambiato idea. – prosegue Colantuono - Ho sempre detto che avremmo dovuto sudarci tutto con grinta e umiltà. Bisogna lavorare a fari spenti. In silenzio. Meno proclami possibili e basta. Io non ho mai illuso nessuno né sottovalutato le insidie. Esigo più concretezza. Stare muti e pedalare. Sputare lacrime e sangue. Tutto il resto non serve a niente. Al di là della pessima figura di Trieste, la classifica è ancora buona. Ma si deve migliorarla. Sarò molto schietto e diretto anche con la squadra. Come sempre".
Il motto è uno solo: lavorare, lavorare, lavorare. "Questo è un campionato difficile e molto equilibrato per tutti. Per grazia divina non si raggiunge nessun obiettivo. Ecco perché devo inculcare il culto del lavoro. E basta con certi proclami controproducenti sulle strisce di vittorie. Strisce, chilometri... Chiacchiere che non aiutano nemmeno i tifosi".
Ma nemmeno la prestazione contro la Triestina ha aiutato i tifosi, anzi ha fomentato la loro voglia di polemica. "Il primo gol preso dopo pochi minuti lo ricordate, diciamo che è l’imponderabile del calcio, può capitare di sbagliare ed essere sfortunati. – spiega Colantuono - Ma dopo? Dopo no! Dopo non mi è piaciuto nulla. Nessuna reazione. E via dicendo. Eppure una settimana prima avevamo disputato una gran bella partita con la Reggina. E prima ancora si era vinto ad Ascoli. Non si possono avere mutamenti così grossi. Però sull’impegno in allenamento ci metto la mano sul fuoco. E’ così da sempre. Non è tutto da buttare. Una vittoria in più e saremmo stati primi, ora. E’ giunto il momento di crescere. Non si può scappare dalle responsabilità".
Secondo l’allenatore granata non si tratta di presunzione da parti di giocatori già affermati. "I ragazzi non sono presuntuosi. Però voglio più cattiveria, lo ripeto da tempo. Se affronti la B mettendoci solo il glamour, il fascino del Toro, la storia, il curriculum dei giocatori, i nomi e i numeri, non la vinci di sicuro. Per vincere la B bisogna faticare davvero".
I tifosi, però, ultimamente non riescono a placare la loro insoddisfazione. "Io non voglio prenderli in giro né con i fatti né a parole. – ammette Colantuono - Capisco il loro stato d’animo. Sono solidale alla grande con loro. Stanno male. Mi scoccia. Noi dobbiamo stare in silenzio. Noi. Non certo i tifosi. Da anni soffrono troppo. Se mi mettessi a chieder loro di avere ancora pazienza, li prenderei solo per i fondelli. E io non lo farò mai. Sta al buon senso della gente non esagerare. Di sicuro noi continueremo ad allenarci con le porte aperte. Dobbiamo essere pronti a beccare anche i fischi, le critiche. Certo ai tifosi posso dire che voglio una riscossa immediata. Questo sì, lo dico".
Gaia Brunelli
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