Editoriale – Antonio Conte, genesi di un Mister da Juve

Il tecnico pugliese ha ribaltato l’Atalanta.

27/ott/2009 22.20.44

Antonio Conte (Grazia Neri)
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Settimana scorsa, durante l’intervista a Tiribocchi, ho chiesto cosa l’avesse colpito di più del nuovo Mister dell’Atalanta. L’ambizione, la determinazione, la sua voglia di arrivare, la risposta del bomber nerazzurro. Devo dir la verità, non mi ha sorpreso. Ho intervistato Antonio Conte quando era ancora alle prime esperienze, guidava l’Arezzo in Serie B e, allora sì, mi colpì: “Non so quando – mi disse – ma prima o poi siederò sulla panchina della Juve. E credo anche abbastanza presto. Io mi sento un predestinato, so che vincerò qualcosa d’importante”.

L’ex centrocampista bianconero ha fatto - da sempre - della forza di volontà il suo motore; l’abnegazione, lo studio, il lavoro, rappresentano la sua benzina. Dopo 4 sconfitte consecutive, Conte è subentrato alla conduzione di Gregucci a due giorni dalla delicata – e già decisiva - sfida casalinga contro il Catania. E laddove un qualsiasi altro tecnico avrebbe detto “Non c’è tempo di far nulla, consolidiamo in vista di mercoledì, poi cominceremo ad apportare nuove idee”, lui ha sentenziatoMettiamoci al lavoro, voglio subito dare un’impronta a questa squadra”.  

A Bari resterà nella storia per essere il tecnico che ha riportato una città allo stadio, con il suo calcio champagne: “Tutti mi dicono che il mio 4-2-4 non può reggere – mi diceva ancora ai tempi di Arezzo – ma questo lo vedremo. Per adesso funziona e sono convinto che continuerà a farlo, in caso contrario adotteremo delle contromisure”. Diciamo che, ancora una volta aveva ragione lui?Voglio che la squadra abbia una sua fisionomia – ha ribadito a Bergamo – perché tutti devono sapere quello che devono fare; poi, ovviamente, non può essere tutto definito. A me piace confrontarmi anche con tecnici delle serie inferiori, perché chi dice che nel calcio non s’inventa nulla, non capisce niente, oppure non ha voglia di studiare”.

Questo  è Antonio Conte, ma anche quello che ha introdotto il nutrizionista, la dieta individuale, gli allenamenti con la musica per renderli più leggeri (per quanto possano essere leggere le sedute del “marine” Ventrone, che lui stesso ha tolto dalla naftalina per concedergli un’opportunità di rilancio), il sabato sera al cinema con tutta la squadra. C’è chi sorride di fronte a certe cose, etichettando il tutto come una sfumatura di colore, noi preferiamo definirla “attenzione ai particolari”. Perché nel calcio, a volte, la differenza è proprio tutta lì.

Detto tutto questo, dunque, ci si chiede perché nessuna grande squadra, ed una in particolare, la “sua”, non abbia avuto il coraggio di dargli un’opportunità e gli abbia preferito un novizio.
Non abbiamo una risposta univoca, c’è chi dice che parli troppo, che – giustamente – non abbia voluto rinunciare ad uno staff ingombrante e indesiderato, che sarebbe insomma vittima del suo successo e della sua sfrenata ambizione.  

A noi, però, resta un dubbio: dove sarebbe, oggi, questa stessa Juve, con Antonio Conte in panchina? Difficile dirlo, magari più o meno nella stessa posizione, ma quello che è certo, è che non sarebbe ancora alla ricerca di un’identità. Avrebbe quella carismatica del suo Mister.

Sergio Stanco
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