Srna collageGetty/GOAL

Darijo Srna, il terzino esemplare: leggenda di Croazia e Shakhtar Donetsk, in Serie A con il Cagliari

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"Darijo non è solo un giocatore completo ma una persona completa. È l’anima della squadra. Non si può fare altro che amarlo" - Slaven Bilic, Ct. della Croazia dal 2006 al 2012

Il suo ruolo naturale era quello di terzino destro e lo interpretava con grande efficacia sia in fase difensiva, nella quale si faceva valere grazie alla velocità, all'acume tattico e all'abilità negli anticipi e nei recuperi, sia in quella offensiva, visto che quando il momento della partita lo permetteva, amava lanciarsi sulla fascia di competenza e sfornare cross per i compagni.

Per questo motivo è stato spesso impiegato dai suoi allenatori come quinto di centrocampo o addirittura da esterno offensivo. Ma, soprattutto, Dario Srna è ricordato da tutti come un professionista esemplare, e forse, per uno nato il giorno della Festa dei lavoratori, non poteva essere altrimenti: quasi maniacale nella cura dell'alimentazione, lavorava su se stesso negli allenamenti e in campo cercava sempre di onorare la maglia dando il massimo per la sua squadra.

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Nella sua lunga carriera da professionista ha vinto ben 30 titoli a livello di club, fra cui la Coppa UEFA nel 2008/09 con lo Shakhtar Donetsk, mentre con la Nazionale croata ha partecipato a 4 Europei e 2 Mondiali.

L'INFANZIA DIFFICILE E GLI ESORDI NELL'HAJDUK

Darijo Srna nasce a Metkovic, cittadina croata sul confine con la Bosnia-Erzegovina, all'epoca Jugoslavia, il 1° maggio 1982. Suo padre Uzeir è di origini bosniache e rimase orfano a 3 anni: in una notte del 1941, il suo paese natale Gornji Stopići fu dato alle fiamme dai serbi nazionalisti, e nell'incendio persero la vita sua madre, all'epoca incinta, e sua sorella.

Uzeir fu costretto a fuggire finendo dapprima in un'orfanotrofio in Slovenia, poi a Sarajevo, successivamente a Metkovic, persino a Parigi, e nuovamente a Metkovic, sul confine fra Croazia e Bosnia. Sempre alla continua ricerca di un posto tranquillo dove vivere e condurre un'esistenza pacifica.

Fra mille peripezie e il problema costante di trovare un lavoro che gli consenta di mangiare, riuscirà anche a giocare a calcio come portiere: FK Sarajevo, Busovača, Čelik di Zenica e infine proprio il Neretva Metkovic, nelle cui fila passa dopo aver sostituito il portiere locale, infortunato, in un'amichevole.

Qui sposa una donna del posto, Nada, che gli darà un figlio, Renato. Il matrimonio ha tuttavia breve vita, e dopo pochi anni Uzeir raggiunge la Francia e si stabilisce a Parigi. Quando torna a Metkovic, si sposa in seconde nozze con Milka, da cui ha due figli: il primogenito Igor, affetto da Sindrome di Down, e Darijo, il più piccolo.

L'infanzia di Darijo è pertando difficile, e non potrebbe essere altimenti, in un Paese, la Jugoslavia, che sta per sgretolarsi ed essere devastato dalle guerre balcaniche. Nonostante le difficoltà economiche, la passione per il calcio in lui è assai precoce. Milita da giovanissimo nel piccolo club del GOSK Gabela e successivamente nel Neretva Metkovic, dopo che la società chiede a suo padre di allenare la squadra.

La famiglia Srna all'epoca si guadagnava da vivere coltivando un orto. Accade così che un giorno Darijo venda di nascosto delle verdure per comprarsi degli scarpini da calcio. Uzeir però lo scopre e gli impone di restituirli. Sarà lui, dopo qualche tempo, a regalarglieli un paio nuovi e di ottima fattura.

Le qualità del giovane Darijo sono sotto gli occhi di tutti. Il problema è di altro tipo: l'origine bosgnacca (bosniaca di religione musulmana) della famiglia e la stessa fede religiosa fanno storcere il naso a molti club croati. Ci sono addirittura allenatori che gli chiedono soldi per farlo giocare.

L'Hajduk Spalato manda a casa della famiglia il giocatore Ivan Gudelj per proporre al ragazzo un provino, ma il tesseramento, con le guerre balcaniche alle porte, slitta di fronte all'ostracismo dei tifosi locali, che non accettano in alcun modo che un ragazzo musulmano sia tesserato con il loro club.

Ma il talento di Darijo è più forte di tutto e nel 1998 arriva per lui l'occasione che aspettava. Finalmente i Team manager del club si convincono a tesserarlo e a inserirlo nel Settore giovanile del club. Qui Srna brucia le tappe: a 17 anni, nel 1999, debutta in Prima squadra, a 19 è un titolare inamovibile.

Nel 2001 fa anche il suo esordio in Coppa UEFA. Viene utilizzato da centrocampista esterno sulla fascia destra e in 4 anni vince 2 Coppe di Croazia (1999/00 e 2002/03) e lo Scudetto croato 2000/01.

BANDIERA E SIMBOLO DELLO SHAKHTAR DONETSK

Dopo 84 presenze condite da 8 goal con l'Hajduk Spalato, nel 2003 è ceduto agli ucraini dello Shakhar Donetsk assieme al portiere Stipe Pletikosa. La maglia arancionera diventa una seconda pelle per Darijo, che giocherà con la maglia arancionera sulle spalle per ben 15 anni, dal 2003 al 2018, e scriverà la storia del club.

Il tecnico Mircea Lucescu, che porta in squadra diversi giocatori brasiliani, lo trasforma in uno dei terzini destri più completi del panorama internazionale. Srna ha tutto: corsa, progressione, grinta, coraggio e un piede destro che sa essere vellutato o potente a seconda delle situazioni, e che sa far valere anche sui calci di punizione e sui calci d'angolo. Il 14 settembre 2004 fa l'esordio in Champions League in Shakhtar Donetsk-Milan 0-1.

Nei 15 anni di militanza con lo Shakhtar diventa un elemento imprescindibile della squadra, il capitano e il leader, e colleziona titoli in sequenza: 10 Scudetti d'Ucraina, 8 Coppe Nazionali e 8 Supercoppe. Ma il trofeo più importante è la Coppa UEFA conquistata nella stagione 2008/09 da capitano con una vittoria in finale per 2-1 sui tedeschi del Werder Brema. Per l'occasione noleggia un aereo e fa volare a Istanbul, sede della finale, 125 persone fra parenti e amici.

Darijo Srna Shakhtar 19082015Getty

Sul suo corpo porta due tatuaggi: il primo, sul polpaccio, è un cerbiatto ("srna" in croato significa infatti "cerbiatto"), il secondo è quello del nome del fratello Igor sul cuore. A lui, affetto da sindrome di Down, dedica anche ogni goal che segna. A suo padre, invece, regala una Mercedes e una BMW. Uzeri però non vive nel lusso, apre una panetteria e continua a risparmiare.

"Mio padre e la mia famiglia significano tutto per me - dirà Srna -. Dedico ogni goal a mio fratello Igor, non posso dimenticare come i miei famigliari hanno sofferto mentre cercavano di trovare soldi da mandarmi durante i miei primi tempi all’Hajduk”.

Nel 2014 la guerra torna a perseguitarlo: la guerra del Donbass lo costringe ad abbandonare la casa di Donetsk e la Donbass Arena. Ma una bandiera si vede soprattutto nei momenti di difficoltà, e nonostante il trasloco prima nella lontana Lviv per due anni (2014-16), quindi a Kharkiv, Srna non si muove dallo Shakhtar, continuando, imperterrito, a fare su e giù su quella fascia destra e a sollevare titoli.

“Dopo così tanti anni non posso semplicemente andar via e lasciarli in questa situazione - afferma -, non sono questo tipo di persona".

Dona 100 computer ad una scuola per bambini sfollati, e il suo bel gesto fa velocemente il giro del Mondo. A a Metkovic acquista inoltre venti tonnellate di mandarini che poi regala ai 23 mila bambini di Donetsk e della regione del Donbass.

Il suo senso di appartenenza emerge ancora una volta il 1° maggio 2017, quando Srna, nel giorno del suo 35° compleanno, rinnova il suo contratto per un altro anno nonostante lo abbia cercato anche un grande club come il Barcellona.

"Mi ha cercato il Barcellona, ma il mio cuore è qui - dichiara -. Ho detto al presidente che avrei preferito vincere il campionato con lo Shakhtar che la Champions League col Barça. Non mi sento parte di un club, ma di una famiglia".
Darijo Srna Shakhtar DonetskGetty Images

La squalifica per doping per positività all'androstenolone nel settembre 2017, rilevata in occasione della sfida di Champions League contro il Napoli, lo priva di gran parte della stagione 2017/18 ma non ne sminuisce la grandezza.

Darijo saluta soltanto nel 2018, quando scaduto il contratto, decide di fare un'esperienza in Serie A con il Cagliari del presidente Tommaso Giulini. Le sue 536 presenze complessive, condite da 49 goal e 121 assist, lo rendono il giocatore più presente nella storia del club ucraino. Al suo addio la maglia numero 33 da lui indossata è definitivamente ritirata.

L'ESPERIENZA CON LA CROAZIA

Oltre che con dello Shakhtar, Darijo Srna è recordman e simbolo della Nazionale croata. Il debutto con i Vatreni è datato 20 novembre 2002, quando a 20 anni è in campo da titolare nell'amichevole contro la Romania.

Il terzino destro vestirà quella maglia per ben 14 anni, di cui 7 da capitano, diventando il più presente di sempre della Croazia con 134 presenze e 22 goal e disputando due edizioni dei Campionati Mondiali (2006 e 2014) e quattro edizioni consecutive degli Europei (2004, 2008, 2012 e 2016).

"Scendere in campo per la Nazionale - affermerà il terzino croato - è la sensazione migliore che si possa provare giocando a calcio".

L'unico rammarico è che i risultati, durante la sua militanza con la squadra, non sono stati particolarmente brillanti: due eliminazioni al Primo turno ai Mondiali, e i quarti di finale del 2008 come miglior piazzamento nel torneo continentale.

Euro 2008 è, appunto, il torneo che gli dà più emozioni. Srna segna nella fase a gironi uno dei due goal con cui i Vatreni sconfiggono 2-1 la Germania, e nei quarti è l'unico dei suoi a trasformare dal dischetto nella lotteria dei rigori contro la Turchia, dopo che i tempi regolamentari erano terminati sull'1-1. La Turchia si impone 4-2 ai rigori e accede alle semifinali. Srna esplode in lacrime, a testimoniare l'amore che nutre per quella maglia.

Dario Srna CroatiaGetty

Ma quando la squadra non si qualifica ai Mondiali 2010, tornano le accuse per le origini bosgnacche. C'è chi sostiene che la sua emotività lo renda inadatto ad indossare la fascia di capitano della Nazionale, che porta sul braccio a partire dal 2009. Srna risponderà ancora una volta sul campo: con 2 assist per Mandzukic e Corluka è determinante nel successo per 0-3 dei Vatreni nel match di andata dello spareggio per Euro 2012. Il pareggio senza goal nel ritorno in casa sancirà poi il passaggio della Croazia alla fase finale del torneo continentale.

Le ultime partite in Nazionale sono quelle di Euro 2016. Durante la prima, valida per la fase a gironi, 1-0 dalla Croazia ancora contro la Turchia, suo padre Uzeir muore al termine di una lunga malattia mentre vede suo figlio in campo. Il volto di Darijo, prima della successiva sfida con la Repubblica Ceca, è nuovamente ricoperto di lacrime. Ottiene il permesso di tornare in patria per dare l'ultimo saluto a suo papà, per poi riaggregarsi al gruppo.

La partita degli ottavi di finale persa di misura contro il Portogallo (1-0 per i lusitani) è anche l'ultima per lui con la maglia dei Vatreni.

IN SERIE A CON IL CAGLIARI

Conclusa la lunga avventura allo Shakhtar, e scontata la squalifica per doping, dopo un interessamento dell'Inter, Srna firma alla fine con il Cagliari del presidente Tommaso Giulini e del tecnico Rolando Maran. Si inserisce subito con il gruppo e debutta in Serie A il 26 agosto 2018 nella 2ª giornata contro il Sassuolo, gara che i rossoblù pareggiano 2-2 e in cui mette in mostra da subito le sue doti da assistman fornendo a Pavoletti il cross vincente per il provvisorio 2-1.

Dopo un ottimo inizio, c'è qualche passaggio a vuoto dovuto all'età, all'apprendimento del calcio italiano e all'inattività da cui arrivava dopo la squalifica che aveva ricevuto ai tempi dello Shakhtar. Srna però apprende velocemente e lavorando sodo torna di nuovo ai suoi livelli, dando il suo apporto alla salvezza della squadra sarda, che chiude la stagione al 15° posto.

Darijo Srna CagliariGetty Images

A fine anno saranno 26 le sue presenze in campionato, con 4 assist, più 2 apparizioni in Coppa Italia. Il terzino croato riflette sul suo futuro e quando non si trova l'intesa per il rinnovo saluta la squadra e l'intera Sardegna con un messaggio sui social network che commuove i tifosi.

"Un Campione e un grande Signore in campo e nella vita. Grazie di tutto, Darijo", scrive il presidente Giulini su Twitter.
"Siete sempre nel mio cuore - dirà nel 2022 il giocatore croato ai tifosi rossoblù - e mi avete dimostrato da subito grande attenzione. Non vi dimenticherò mai".

IL RITORNO ALLO SHAKHTAR DA DIRIGENTE

Dopo aver rifiutato alcune offerte per proseguire la sua carriera calcistica, fra cui una del Parma, il veterano croato torna allo Shakhtar Donetsk nelle vesti di dirigente, e diventa il nuovo Direttore sportivo della squadra. Ancora una volta, però, la guerra, sottoforma di invasione russa, torna nella sua vita e lo sorprende mentre si trova in Ucraina con il club. Grazie alla sua prontezza tutti i componenti del club sono stati messi in salvo.

"Alle 4.15 del mattino mi sono svegliato immediatamente con il rumore delle bombe e ho capito subito cosa stava accadendo - racconterà a 'Sportske' -. Ho chiamato due amici croati, poi sono andato al nostro hotel e ci siamo dati da fare per portare lì i nostri stranieri del club. Erano quasi 50 i brasiliani con le loro famiglie, anche la nostra rappresentanza italiana era numerosa. Nel nostro albergo sono venuti anche alcuni stranieri della Dinamo Kiev".
"Allora ci siamo messi in contatto con le ambasciate e il personale diplomatico si è messo subito al lavoro per darci una mano - ha continuato a -, di questo li ringrazio molto. Hanno fatto del loro meglio ma non sono riusciti a farci evacuare immediatamente. Così ho chiamato Alexander Ceferin: 'Presidente, aiutaci, abbiamo bisogno di te', gli ho detto".
"Ad un certo punto ho pianto. Ceferin ha trattato i nostri giocatori e le loro famiglie come fossero i suoi figli, non so chi ha chiamato e cosa ha fatto, ma eravamo in contatto costante e mi assicurava che avrebbe trovato una soluzione ad ogni costo. Fortunatamente poi siamo riusciti a lasciare l'Ucraina, ma non è stato affatto semplice".

Ancora una volta tutto il Mondo si è accorto della grande umanità e dello spessore umano di Darijo Srna, un terzino esemplare. Sul campo e nella vita.

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