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Taffarel, il portiere della Reggiana che vinse i Mondiali di Usa '94 col Brasile

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C’è un’immagine che fa ancora male a tutti i tifosi italiani nati prima degli anni Novanta. È un’immagine vecchia ormai 30 anni, ma che è ancora fissa nella mente di molti di noi.

Eccola qui. Facciamoci del male.

Roberto Baggio Taffarel Italia Brasile Usa94Getty

C’è Roby Baggio, a testa china e con le mani sui fianchi. Ha appena fallito il calcio di rigore che ha spento il sogno della Nazionale di Arrigo Sacchi. Proprio lui, il trascinatore di quell’Italia ai Mondiali di Usa ’94 ha toccato l’ultimo pallone di quel Campionato del Mondo, spedendolo alle stelle e consegnando il titolo al Brasile. Imprevedibile, il destino.

Ma Baggio non è l’unico protagonista di quella foto. Davanti a lui, in ginocchio e con le dita protese verso il cielo, c’è il portiere della Seleçao. Lo conosciamo bene noi italiani, del resto... è il portiere della Reggiana!

Proprio così: Claudio André Taffarel, all’epoca dei fatti 28enne, difendeva la porta della Reggiana e, proprio da calciatore granata, ha vinto il Campionato del Mondo. 

Di presenze in Nazionale, Taffarel, ne metterà insieme ben 101 (l’ultima in un’altra finale Mondiale, quella persa con la Francia quattro anni dopo) e la sua carriera lo ha reso un’icona del calcio brasiliano. Soltanto Cafù, Roberto Carlos, Dani Alves, Neymar, Lucio e Thiago Silva, ad oggi, hanno giocato con la maglia della Seleção più volte di lui.

Ma come mai il portiere della Nazionale brasiliana vestiva la maglia di un club appena promosso in Serie A come la Reggiana?

Per rispondere a questa domanda bisogna partire da un po’ più lontano. Nell’estate del 1990, nel Mondiale delle “Notti Magiche” di Italia ’90 , il Brasile schiera in porta un giovane portiere. È biondo, silenzioso, molto poco brasiliano nei modi. Disputa un buon Mondiale, nonostante i verdeoro vengano estromessi dai rivali storici dell’Argentina già agli ottavi di finale, e attira su di sè l’attenzione dei club italiani.

Il Parma, appena promosso in Serie A, gli mette gli occhi addosso. Era l’epoca in cui anche una neopromossa in Italia poteva permettersi di pescare calciatori dalle Nazionali più prestigiose del Mondo: in quegli anni Hagi avrebbe giocato nel Brescia, Francescoli nel Cagliari, Mazinho nel Lecce, Branco nel Genoa, Troglio nell’Ascoli, Dezotti nella Cremonese... e tanti, tanti altri avrebbero illuminato le scene dei campi di Serie A.

Dicevamo, il Parma. La società di Calisto Tanzi decide di pescare proprio da Italia ’90 i suoi tre stranieri per la prima stagione in Serie A di quella che sarà un’era illuminata e vincente: si tratta di George Grun, difensore del Belgio, Tomas Brolin, attaccante della Svezia e, appunto, Claudio Taffarel, saracinesca del Brasile. “Ma Taffarel è un portiere”, dicevano in molti. “Perché sprecare uno slot riservato agli stranieri con un portiere, data la scuola di portieri in Italia?”, si leggeva sui giornali. La risposta, per qualcuno, era da ricercare negli interessi economici del gruppo Tanzi che, con la Parmalat che rivestiva un ruolo cruciale in Brasile, secondo alcuni aveva bisogno di un testimonial facilmente riconoscibile. Niente di più errato.

Claudio Taffarel ParmaGetty

Nelle prime due stagioni in Emilia, Taffarel non salta nemmeno una partita di campionato: 68 presenze su 68 gare disputate dal Parma. Un intoccabile. L’anno successivo, però, arriva a sorpresa un altro straniero, Faustino Asprilla. Il regolamento permette di iscrivere solo tre stranieri in distinta e così, praticamente sempre, sono il colombiano, Grun e Brolin ad occupare i tre slot. Taffarel viene invece sacrificato a vantaggio di Ballotta e mette insieme soltanto 6 presenze.

La sua avventura a Parma sembra finita e, con Usa ’94 alle porte, Taffarel non può permettersi un altro anno senza giocare. E così, senza pensarci troppo, accetta il trasferimento alla Reggiana, altra neopromossa molto ambiziosa, che come stranieri sceglie lui, la stella portoghese Paulo Futre, il rumeno Dorin Mateut arrivato dal Brescia e lo svedese Johnny Ekstrom .

Nessun problema legato al numero di stranieri, qui: Futre si fa subito male, Ekstrom è una meteora, Taffarel gioca 31 partite su 34, contribuisce alla salvezza dei granata e si tiene ben stretta la maglia da titolare della Nazionale verdeoro.

Ai Mondiali, come detto, il Brasile trionferà e Taffarel rimarrà per sempre co-protagonista della foto della quale Roby Baggio avrebbe sicuramente fatto a meno. Ma prima del tiro alle stelle del "Divin Codino", il portiere si era tolto la soddisfazione di parare anche il rigore di Massaro.

Claudio Taffarel Brazil penalty kick Daniele Massaro World Cup 07171994Getty

La Reggiana vorrebbe trattenerlo, lui – dopo 4 anni – si sente legatissimo all’Italia e all’Emilia Romagna. Poche settimane dopo essersi laureato Campione del Mondo, Taffarel decide persino di giocare qualche partita con la squadra della parrocchia, a Reggio, peraltro nel ruolo di attaccante. Indossa la numero 10 della squadra del Preziosissimo Sangue ed anche fuori dai pali fa la sua figura. Del resto, è pur sempre brasiliano.

Ed è proprio il Brasile che lo reclama: l’Atletico Mineiro vuole puntare su di lui e lo riporta in patria, dove disputa 4 campionati, presentandosi da star ai Mondiali di Francia ’98 che però, stavolta, non si concludono col trionfo ma con una terribile delusione in finale. L’anno prima, intanto, Taffarel era riuscito ad aggiungere al suo Palmares la Copa America.

Palmares che si arricchirà ulteriormente quando, passato al Galatasaray nel 1998 (per Taffarel cambiare squadra dopo i Mondiali era ormai diventato quasi una sorta di rito), vince per due volte il campionato turco ma, soprattutto, contribuisce alla conquista della Coppa Uefa e della Supercoppa Europea, vinta dopo aver battuto il Real Madrid dei ‘Galacticos’. Una gran bella soddisfazione.

Prima di concludere la carriera fa in tempo a tornare a Parma. Appena ceduto Buffon alla Juventus, gli emiliani decidono di puntare su Sebastien Frey e gli affiancano un dodicesimo che è sinonimo di garanzia: Taffarel. Quell’anno giocherà soltanto 5 partite in Serie A, ma ben 8 in Coppa Italia, compresa la doppia finale vinta contro la Juventus che gli permetterà di conquistare dunque il trofeo da protagonista. In questa foto dell'epoca, Taffarel è di nuovo in ginocchio con le dita rivolte al cielo: al suo fianco, stavolta, a disperarsi non c'è Roby Baggio ma Pavel Nedved.

L’anno successivo, però, in campionato Cesare Prandelli non lo manda in campo nemmeno una volta e l’avventura del Parma in Coppa Italia si conclude subito, ai sedicesimi di finale. Taffarel chiuderà quindi la stagione 2002-2003 con solo due presenze all’attivo e al termine di quell'annata vedrà scadere il suo legame contrattuale col club ducale.

Nell’estate del 2003, da svincolato, si accorda con l’Empoli. I toscani, appena promossi in Serie A, hanno ceduto il portiere titolare Gianluca Berti al Palermo, e decidono di puntare sul brasiliano per la stagione del ritorno in A. Taffarel è pronto a raggiungere la Toscana per il primo allenamento ma, proprio durante il tragitto, l’auto accusa un guasto che gli impedisce di arrivare a destinazione. Nulla di grave, sembrerebbe. E invece no. Taffarel non la pensa così. Molto religioso, il portiere brasiliano interpreta quell'imprevisto come un segno divino.

"Chiedo scusa alla società e perdono a Dio, ma il guaio alla macchina mi ha fatto pensare. Ho capito di aver chiuso con questo sport" , è la dichiarazione sorprendente che Taffarel rilascia dopo l’accaduto. Senza mai più ripensarci, chiuderà così la sua carriera.

Oggi, su input del connazionale Alisson, l'ex estremo difensore verdeoro è diventato preparatore dei portieri del Liverpool e concilia il nuovo incarico col medesimo ricoperto nella Seleçao.

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