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AcostyGetty/GOAL/Youtube

Acosty, il ragazzo che non aveva mai giocato a calcio: dalla Fiorentina alla Corea

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Ferro 3, Goksung, Illang, Parasite. La forza delle idee e delle intuizioni ha portato la Corea del Sud a conquistare il mondo con le proprie pellicole. Ha capito come diversificarsi, attrarre, generare curiosità. Scelte artistiche oltre le solite e banali storie. Dal grande schermo al piccolo, con il fenomeno Squid Game, una parabola della lotta di classe capita da pochi, vista da tanti. Tantissimi.

In Corea del Sud di esportano talenti cinematografici che hanno sorpassato statunitensi, britannici e giapponesi. E' divenuta mania grazie alla musica, al K-Pop. Un'ondata senza sosta che sta attraversando anche il calcio, dalle risate divenute terrore nel 2022 alla consapevolezza che i ragazzi nati a Seoul e dintorni ci sanno fare come i vecchi europei.

Son, del Tottenham, è sicuramente il volto più noto, ma stagione dopo stagione c'è chi riesce a confrontarsi con la Champions League e i massimi campionati europei. Basti pensare a Kim del Napoli, oppure a Hwang Hee-chan, ora ai Wolves. Evolte anche in questo ambito.

Se all'estero i connazionali aumentano annata dopo annata, in patria il movimento di crescita è costante, grazie all'arrivo di giocatori di seconda e terza fascia ben selezionati e in K-League non solo a pescare un ricco bottino di fine carriera. Tra questi, chi, come Boadu Maxwell Acosty ha compiuto passi in avanti grazie ad intuizioni improvvise. Essenziali.

  • DAL GHANA ALLA COREA

    Acosty è un nome che chi ha memoria, soprattutto a Firenze, non ha certo dimenticato. Anche perchè, ghanese di nascita, ha avuto modo di confrontarsi con diverse città e realtà italiane nel corso della sua carriera, arrivando nel Bel Paese adolescente per divenire uomo. Ha messo su famiglia: moglie, due figlii, un cane che vivono con lui in Corea del Sud dopo essere passati dalla Croazia, in un terribile periodo chiamato inverno 2020, quello che ha segnato lo scoppio della pandemia anche nel paese asiatico.

    L'intuizione di Acosty di accettare la proposta coreana, in particolare dal giovane FC Anyang, club vicino a Seoul nato nel 2013 militante nella seconda serie, non gli è sembrata certo positiva al momento della notizia che ha cambiato il mondo. Pensava a chi gli e l'avesse fatto fare: solo, in albergo, in attesa della famiglia, dopo l'aumento dei casi e dei focolai. Alla fine, però, la famiglia lo ha raggiunto nel nord del paese, ad Anyang. La capitale dista un'ora, tra le più pulsanti e in continua evoluzione del pianeta.

    Non è facile ad Anyang. Acosty lo rivela spesso durante le interviste. Mette a tacere chi parla di un campionato facilissimo per chi arriva dall'Europa o dal Sudamerica. La solita vecchia storia del non conoscere a fondo, che porterebbe 180 reti e 200 assist a stagione per chiunque si presenti. La verità è che in K-League bisogna avere le caratteristiche adatte a quel campionato, come tutti gli altri. La tecnica e la tattica non sono certo al top, ma non si fa strada nel torneo senza avere corsa e ripresa. Quella che ha caratterizzato Boadu da quando è sbarcato in Italia.

    Del resto, con la tattica Acosty non ci è mai andato granchè d'accordo, scherzandoci spesso: "Sono un disastro" evidenziò ai tempi del Latina. Il motivo? Una carriera calcistica nata tardissimo, quando alcuni esordiscono da professionisti nei maggiori campionati. A 16 anni. Dietro c'è di solito un decennio nelle giovanili, in cui si imparano i rudimenti della tattica e di come ci si dispone in campo nelle due fasi. Maxwell ha conosciuto questo mondo all'improvviso, dovendo correre dietro ogni spiegazione il prima possibile, così da andare di pari passo al suo talento.

    Un talento scovato con la vecchia intuizione e la forza delle idee, nei dintorni di Accra, capitale del Ghana:

    "Io ho sempre studiato, in Africa il calcio non è come in Italia. I miei genitori mi dicevano, sì ok giochi ma poi dove vai? Io fino ai 16 anni ho sempre studiato ed ero abbastanza bravo. Poi giocando a calcio dopo scuola uno scout mi ha notato e portato in Italia per un provino".

    Acosty deve correre, perchè la vita corre più veloce. Si aggira per le strade quando gli viene chiesto di completare una squadra incompleta: 11 contro 10, gioca con noi anche se non ti è mai capitato prima. E magia, riceve, passa, corre. Ma come, non avevi detto che..? Nessuna falsa modestia, Maxwell non ha mai effettivamente giocato, se non qualche calcio qua e là. Non ha idoli, non guarda il pallone che rotola in tv. Eppure il destino si muove, incredibile: l'osservatore cammina e ha la vecchia intuizione. Ti porto in Italia per fare un provino. Seriamente? Seriamente.

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  • REGGIANA E FIORENTINA: CORRERE

    Il provino è quello con la Reggiana, portone che spesso conduce giovani talenti in Europa. Acosty è felice e spaventato allo stesso tempo, come qualunque 16enne che non ha mai giocato a calcio e si appresta a volare verso un altro continente. Eppure, come raccontato a 'gianlucadimarzio.com', tutto va per il meglio:

    "Ho avuto la fortuna però di incontrare brave persone alla Reggiana, dove mi hanno dato tutto, anche i soldi per comprarmi i vestiti. Mi hanno aiutato tantissimo: all’epoca c’erano il ds Lancetti e il dg Massimo Varini che mi hanno accolto con tanto affetto, vivevo con i soldi che arrivavano dalle loro tasche. Non avevo mai giocato a calcio, tutte le squadre ci pensavano due volte prima di farti fare un provino: solo la Reggiana mi ha dato questa possibilità, prendendomi. Ma non è stato semplice: qualche volta ho pensato di tornare a casa e continuare a studiare, pensavo di non riuscire a trovarmi bene, invece per fortuna è andato tutto bene e ora gioco".

    Talmente bene che viene immediatamente inserito nella squadra Primavera e subito dopo, senza grossi passi intermedi, in prima squadra. Il ragazzo che ha avuto l'intuizione di accettare quella proposta dei ragazzi per strada. L'intuizione degli scout. In prima divisione, la terza serie, ci sa fare. Da esterno d'attacco attrae le grandi squadre, tra cui Juventus e Fiorentina. La sua storia è così particolare che tutti vogliono averne una fetta. Un ragazzo estraneo al calcio che sembra giocarci da 16 anni.

    Ad avere la meglio per la propria squadra giovanile è la Fiorentina. Acosty ha segnato una rete e giocato una decina di partite in Serie C, ma la massima serie e la maglia viola sono ovviamente una cosa ben diversa. Per questo le condizioni sono chiare: tra i giovani prima, con possibilità di giocare tra i grandi dopo essere cresciuto e migliorato tattica e fondamentali. Il talento c'è, ma serve sgrezzarlo.

    Con la maglia della Primavera, Acosty lascia il segno. E' un predestinato, vero. Come chiamare chi è entrato in un mondo non suo facendolo suo all'improvviso? E' sua la rete che nel 2011 consegna alla Fiorentina la Supercoppa Italiana di categoria. Nella finale contro la Roma un traversone dalla destra di Biondi al minuto 98 trova l'intuitivo inserimento di Boadu Maxwell: colpo di testa ad anticipare il diretto avversario e segnare il 3-2 che consegna medaglia d'oro al ragazzo ghanese - divenuto italiano - e la coppa alla formazione toscana.

    E' uno degli ultimi passi verso il salto in Serie A. C'è tempo per la tripletta al Modena in un campionato Primavera che vede alla guida dei viola Leonardo Semplici e in avanti un altro giovane ragazzo venuto dall'Africa destinato a farsi strada tra i professionisti: Babacar. Acosty ha modo di esordire con la massima squadra a gennaio nel match contro il Cagliari: la prima di cinque presenze. Le uniche con la Fiorentina, dopo aver fatto sfracelli con gli Under, sia come ala - destra e sinistra - sia come prima punta, un ruolo in cui brilla ma che spesso accetta malvolentieri.

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  • IN CROAZIA. A SAN SIRO

    La Fiorentina non può più tenerlo in Primavera e con un reparto d'attacco affollato sia sulle fasce, sia al centro dell'attacco, inizia il solito giro di prestiti infinito che quasi sempre porta un talento a proseguire definitivamente altrove. E' anche il caso di Acosty: Juve Stabia, Chievo, Carpi, Modena, Latina e Crotone, con nuove apparizioni in A grazie a calabresi e veneti. Solamente a Latina, però, riesce ad avvicinare la cifra di reti e assist dei tempi giovanili viola: 7 goal che lo riportano nel taccuino di club di livello più alto. Non c'è però la possibilità di crescere in un solo luogo e il continuo spostarsi riporta Maxwell ad avere sali e scendi infiniti. Qualcosa che non può più permettersi, vista una famiglia ormai formata: andare avanti e indietro ogni sei mesi non è più fattibile.

    Serve un progetto a lungo termine, di un paio di anni, per lo meno. Per questo, quando il suo agente propone la Croazia e in particolare Fiume e il Rijeka, i pensieri corrono veloce: sì, accetto. E' ancora l'intuizione a guidarlo. Giusta. Qui, in un triennio, riesce a lasciare il segno, sia in termini di goal che di assist, riuscendo persino a partecipare costantemente all'Europa League. Segnando al Milan:

    “Era la prima volta che giocavo a San Siro, ci ero già stato ma ero rimasto sempre in panchina: ero carico, perchè tornavo in Italia, la mia seconda casa, ed emozionato. Segnare davanti ai miei amici e ad alcuni miei ex compagni presenti per vedermi giocare è stato bello: è andata un po’ di fortuna, per non dire altro... Ma dopo quel gol le cose sono un po’ cambiate: qualche persona ha iniziato a vedermi in modo diverso, riuscire a segnare in uno stadio così mi ha dato qualcosa in più, compresa la chance di giocare di più qui dopo essermi ambientato un po’. E’ stata un’emozione bella, anche se mi son reso conto davvero di aver fatto goal al Milan in Europa League e a San Siro solo dopo qualche giorno".

    Acosty conclude la sua era con il Rijeka con 17 reti e 13 assist, prima di accettare la sfida asiatica e in particolare coreana nell'inverno del 2020: il peggio della pandemia è ora alle spalle, ma all'inizio è stata dura. Anche perchè, ancora oggi, l'intero ambientamento non è certo totale. Maxwell lo ha raccontato ad 'All Asian Football', canale italiano che si occupa di pallone asiatico, e al creator youtube Seoul Mafia, ragazzo italiano che racconta a 360° la vita in Corea in maniera fresca e moderna, al pari di altri canali come 'Persi in Corea'. Ragazzi e ragazze con esperienze decennale di vita a Seoul.

  • VIVERE IN COREA

    Maxwell si è trasferito dall'altra parte del mondo solamente nel 2020:

    "Qua si corre tantissimo, forse non sono al massimo per tattica e tecnica, ma sono imprendibili anche per chi crede di essere veloce".

    "Avanti e indietro continuamente. Con la lingua non è facile perchè quasi nessuno parla inglese, ci parliamo a gesti se non è presente il traduttore. Non si vedrà mai una rissa qui, sono tutti sempre rispettosi. Io sono l'unico che protesta e l'arbitro non capisce".

    Eppure Acosty si fa valere, alla ricerca di una promozione in K-League sfiorata nel 2021 e che nelle ultime fasi del 2022 può nuovamente cogliere: grazie a 10 assist e 6 reti, giocando da ala, trequartista, punta, aiutando i compagni Moya ed Antrigo, gli altri stranieri imprescindibili, fermi nel numero in virtù della regola che ne prevede un tetto massimo di cinque, di cui solo tre tra Europa, Africa e Americhe.

    Anyang dista circa 45 minuti da Seoul, ma con moglie, due figli e un cagnone, non c'è tempo per vivere la bellezza della metropoli. Casa, famiglia, allenamento, pallone. Si è fermato a riposare, dopo che la vita è stata più veloce di lui. Catapultato nel calcio all'improvviso. Molti non definirebbero la sua una carriera di successo, visto il contratto con una squadra della Serie B coreana. Eppure, grazie all'intuizione dell'Anyang e dello scout di oltre dieci anni fa, ha svoltato. A livello personale prima, di crescita e futuro con una famiglia accanto, attualmente.

    Un 16enne non aveva mai giocato a calcio. Lo stesso che ha avuto lintuizione di dire sì a quei ragazzi alla ricerca di un 22esimo coetaneo. La forza di emergere, in un mondo che sembrava aver già detto tutto.

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