Acosty è un nome che chi ha memoria, soprattutto a Firenze, non ha certo dimenticato. Anche perchè, ghanese di nascita, ha avuto modo di confrontarsi con diverse città e realtà italiane nel corso della sua carriera, arrivando nel Bel Paese adolescente per divenire uomo. Ha messo su famiglia: moglie, due figlii, un cane che vivono con lui in Corea del Sud dopo essere passati dalla Croazia, in un terribile periodo chiamato inverno 2020, quello che ha segnato lo scoppio della pandemia anche nel paese asiatico.
L'intuizione di Acosty di accettare la proposta coreana, in particolare dal giovane FC Anyang, club vicino a Seoul nato nel 2013 militante nella seconda serie, non gli è sembrata certo positiva al momento della notizia che ha cambiato il mondo. Pensava a chi gli e l'avesse fatto fare: solo, in albergo, in attesa della famiglia, dopo l'aumento dei casi e dei focolai. Alla fine, però, la famiglia lo ha raggiunto nel nord del paese, ad Anyang. La capitale dista un'ora, tra le più pulsanti e in continua evoluzione del pianeta.
Non è facile ad Anyang. Acosty lo rivela spesso durante le interviste. Mette a tacere chi parla di un campionato facilissimo per chi arriva dall'Europa o dal Sudamerica. La solita vecchia storia del non conoscere a fondo, che porterebbe 180 reti e 200 assist a stagione per chiunque si presenti. La verità è che in K-League bisogna avere le caratteristiche adatte a quel campionato, come tutti gli altri. La tecnica e la tattica non sono certo al top, ma non si fa strada nel torneo senza avere corsa e ripresa. Quella che ha caratterizzato Boadu da quando è sbarcato in Italia.
Del resto, con la tattica Acosty non ci è mai andato granchè d'accordo, scherzandoci spesso: "Sono un disastro" evidenziò ai tempi del Latina. Il motivo? Una carriera calcistica nata tardissimo, quando alcuni esordiscono da professionisti nei maggiori campionati. A 16 anni. Dietro c'è di solito un decennio nelle giovanili, in cui si imparano i rudimenti della tattica e di come ci si dispone in campo nelle due fasi. Maxwell ha conosciuto questo mondo all'improvviso, dovendo correre dietro ogni spiegazione il prima possibile, così da andare di pari passo al suo talento.
Un talento scovato con la vecchia intuizione e la forza delle idee, nei dintorni di Accra, capitale del Ghana:
"Io ho sempre studiato, in Africa il calcio non è come in Italia. I miei genitori mi dicevano, sì ok giochi ma poi dove vai? Io fino ai 16 anni ho sempre studiato ed ero abbastanza bravo. Poi giocando a calcio dopo scuola uno scout mi ha notato e portato in Italia per un provino".
Acosty deve correre, perchè la vita corre più veloce. Si aggira per le strade quando gli viene chiesto di completare una squadra incompleta: 11 contro 10, gioca con noi anche se non ti è mai capitato prima. E magia, riceve, passa, corre. Ma come, non avevi detto che..? Nessuna falsa modestia, Maxwell non ha mai effettivamente giocato, se non qualche calcio qua e là. Non ha idoli, non guarda il pallone che rotola in tv. Eppure il destino si muove, incredibile: l'osservatore cammina e ha la vecchia intuizione. Ti porto in Italia per fare un provino. Seriamente? Seriamente.