di Marco Amato
Adesso sì. Adesso si può andare oltre la retorica della prima vittoria contro il Genoa. Adesso si vede una Juventus davvero diversa, efficace, forte. Questa sera, contro il Lecce, un 2-1 e tre punti preziosissimi in ottica Champions. Adesso si può dire: la cura Tudor funziona. Chiedete a Koopmeiners che segna, dimostra di essere un altro e si becca gli applausi convinti dello Stadium. La cura Tudor funziona, ma resta il cruccio dei calci piazzati: da lì arriva un altro goal subito che nei minuti finali fa spuntare i fantasmi allo Stadium.
Parola d’ordine: palla in avanti. Ma mica buttata su a caso: in maniera ragionata, veloce, micidiale. La Juventus approccia il primo tempo come meglio non potrebbe e dimostra da subito di essere squadra di Igor Tudor, di aver imparato e digerito quante più nozioni possibili in così poco tempo. Poco più di due minuti di gioco: palla in verticale, tanto per cambiare, Vlahovic imbuca per Koopmeiners che incrocia il tiro, fa goal e si toglie di dosso quintalate di ansie e aspettative. La risposta salentina passa dai piedi di Krstovic, unico a creare veri pericoli dalle parti di Di Gregorio. Perlopiù, però, il primo tempo è a tinte bianconere e la compagine di Tudor – ancora una volta con un’azione veloce e in verticale -, buca la difesa giallorossa; ancora assist di Vlahovic e al 34’ è Yildiz a segnare il raddoppio.
Il copione non cambia nella ripresa, la Juventus non cede il ruolo di protagonista della serata, non abbassa il ritmo e anzi rilancia. Sono i protagonisti ad avere il pallino del gioco, ma la versione 2.0 firmata Tudor impone di guardare avanti e continuare ad attaccare, invece di consolidare il possesso palla. Lì davanti fioccano le mezze occasioni tra Vlahovic, Koopmeiners e poi Weah e Kolo Muani. Niente di serio, la Juventus ci prova ma senza neanche troppa convinzione. Poi è un calcio piazzato, trasformato da Baschirotto di testa, a riportare in auge il problema dei piazzati e far rispuntare i fantasmi allo Stadium.




