Pubblicità
Pubblicità
Lorenzo ParamattiYouTube

Paramatti e l'esperienza in Israele: "Vedevo i missili esplodere dalla finestra"

Pubblicità

Lorenzo Paramatti, figlio d'arte dell'ex difensore Michele, è reduce da un'esperienza decisamente complicata in Israele, dove fino a poco tempo fa ha vestito la maglia del Maccabi Petah Tiqwa, club con cui aveva iniziato la stagione 2023/24.

Intervistato in esclusiva da Cronache di Spogliatoio, il classe 1995 ha raccontato gli attimi di grande paura e angoscia vissuti al momento dello scoppio del conflitto tra Israele e Palestina.

"La sera del 6 ottobre ero a casa. Guardavo la partita dei Mondiali di rugby tra Francia e Italia. Sono andato a dormire tranquillo.Il 7 mattina mi sono svegliato con il rumore di una sirena di un allarme e dai mille messaggi di compagni e dirigenti che ci dicevano di stare tranquilli, non preoccuparsi e di stare in casa perché in Israele stava succedendo qualcosa che non era mai successo fino a quel momento. A quel punto mi sono preoccupato. Non capivo".
  • "ERA UNA COSA GRAVE"

    "Quando arrivai mi fu detto che se avessi sentito missili non mi sarei dovuto preoccupare più di tanto perché sarebbero stati quelli di Hamas e che la contraerea israeliana li avrebbe annullati. Quella volta però fu diverso,era una cosa grave".

  • Pubblicità
  • "MAI SENTITA UNA ROBA SIMILE"

    "Nel giro di qualche ora la notizia era arrivata in tutta Europa:Hamas era entrato in Israele. Nel giro di tre ore sono state annullate tutte le partite di quel weekend. In un secondo momento, ho capito che quell’allarme erano le sirene che avvertivano i cittadini dicorrere nei bunker.

    Dopo aver realizzato, guardando fuori dalla finestra ho visto i missili di Hamas e la contraerea israeliana che li intercettava in cielo e esplodevano. Era qualcosa di forte e incredibile.Non avevo mai sentito una roba simile e mai avrei immaginato di sentirla. Mi saliva la paura. Era una situazione nella quale non mi ero mai trovato. Io vivevo anche vicino al secondo ospedale più grande di Israele. Era un via-vai di feriti. In strada c’erano persone armate. In più, tutti gli amici, la famiglia e la ragazza continuavano a riempirmi di messaggi e chiamate

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • L'IMMEDIATO RIENTRO IN ITALIA

    "La società, dopo diverse ore, ha contattato tutti i suoi giocatori stranieri, tra cui il sottoscritto. Ci hanno chiesto se volessimo tornare nei nostri Paesi perché la situazione era critica. Ovviamente gli ho detto di sì. Da quel punto di vista la società è stata impeccabile.Nel giro di qualche ora ci hanno trovato i voli. L’8 mattina siamo ripartiti e sono arrivato in Italia. La Farnesina mi contattò il giorno dopo chiedendomi se volevo tornare. Gli dissi che ero già in Italia e rimasero increduli".

  • IL RITORNO IN ISRAELE E LA RISOLUZIONE DEL CONTRATTO

    "La federazione ha sospeso il campionato fino al 2 dicembre. A quel punto, da contratto,siamo dovuti tornareper riprendere a lavorare. Io ero in contatto con gli altri stranieri: eravamo tutti nella stessa situazione. Avevamo ansia e paura di tornare, compresa quella di tutti i nostri familiari.Così molti di noi sono tornati ma poi hanno deciso di rescindere e sono ripartiti da altre squadre.

    Io invece avevo già iniziato la stagione a Craiova e non potevo cercare un’altra squadraper chiudere la stagione perché, per regolamento FIFA, un giocatore non può svolgere una stagione calcistica con tre maglie diverse.Non mi è stato concesso il terzo trasferimento in deroga e non ho avuto la possibilità di poter andare ovunque volessi.

    Potevo scegliere di andare solo in alcuni Paesi in cui la stagione inizia e finisce entro l’anno solare, come Cina, USA, Giappone, Finlandia, Georgia ecc.. Quindi sono tornato in Israele,in piena guerra, ma dopo qualche settimanaho scelto di svincolarmi e andare via definitivamente. Ora però sono senza squadra, ma non me la sentivo di restare ancora lì in quella situazione veramente critica, con tanti attentati. La mia vita è troppo più importante".

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • IL MASSAGGIATORE CON LA PISTOLA

    "Una volta stavo facendo un massaggio. Vidi il fisioterapista con una sporgenza nella maglia. Gli chiedo: ‘Cos’hai lì?’. E lui: ‘Una pistola’. All’inizio credevo fosse uno scherzo, poi me la fece vedere. Era così:per sicurezza si doveva tenere una pistola.

    Altra cosa: il nostro match analyst era stato chiamato per andare in guerra. Una volta terminato un servizio a Gaza, ci raccontò che mentre stavano perlustrando un edificio, quello accanto fu fattoesplodere da Hamas.

    Si presentò al campo vestito da militare, conun mitra enorme che neanche nei film di Ramboavevo mai visto. Era una situazione veramente paradossale".

  • OGGI È SENZA SQUADRA

    "Non me ne pento neanche un secondo.Però ora sono svincolato. Sto continuando ad allenarmi e sto benissimo, sia fisicamente che di testa. Posso firmare solo per alcuni Paesi nei quali i campionati iniziano e finiscono entro l’anno solare, tipo USA, Cina, Giappone o altri Paesi del Nord Europa. Alcuni club mi hanno chiamato, ma le trattative non sono andate in porto. Siamo a marzo e non è facile trovare una squadra con un buon progetto in un buon contesto, perché andare all’estero significaandare a vivere da soli, lontano da amici, famiglia e ragazza. Quindi vorrei qualcosa di stimolante. Non è facile".

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • FUTURO IN ITALIA?

    "Da domani posso firmare anche per la prossima stagione. Non ho nessun tipo di problema:mi basta un bel progetto. Mi piacerebbe tornare a giocare in Italia: a 29 anni con tanti anni all’estero, in prima divisione rumena e israeliana con e contro squadre e giocatori di un certo livello, penso di aver acquisito l’esperienza giusta. Voglio dimostrare il mio valore qui. Ho tanta voglia".