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Conte HDGOAL

Perché non è (ancora) il Napoli di Conte: mancano uomini e fame

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Un debutto shock per il Napoli di Antonio Conte che affonda sotto i colpi di Livramento e Mosquera, due attaccanti pescati dal bravissimo Sogliano in campionati minori mentre Raspadori e Simeone non vedono palla.

Troppo presto, certo, per parlare di un'altra 'fatal Verona', ma di certo la trasferta del 'Bentegodi' apre profonde riflessioni su presente e futuro partenopeo. Anche se siamo solo alla prima giornata e di tempo per sistemare le cose ce n'è, eccome.

Forse ancora più preoccupante della sconfitta, seppure pesante, è però proprio l'atteggiamento tenuto da Conte sia in panchina che davanti ai microfoni dopo la partita. Dimesso, quasi rassegnato di fronte a problemi più grandi di quelli che forse si aspettava.

  • L'ALLARME DI CONTE

    Il tecnico, in conferenza stampa, ha parlato pubblicamente di "vergogna" e di "cuore che sanguina" dopo la sconfitta di Verona. Ma non solo.

    Conte ha sottolineato di aver vissuto pochissime volte serate simili sia da calciatore che da allenatore e si è augurato che anche il cuore dei suoi calciatori sanguini allo stesso modo.

    Un modo come un altro per sottolineare una mancanza di personalità da parte del gruppo, che "si è sciolto come neve al sole" alle prime difficoltà.

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  • MANCA LA FAME

    I limiti tecnici dei giocatori attualmente a disposizione di Conte, specie in difesa e sugli esterni, sono evidenti anche perché i nuovi acquisti Rafa Marin e Buongiorno a Verona non sono scesi in campo.

    Ma a preoccupare maggiormente è la mancata reazione dopo il primo goal subito al 'Bentegodi'. Un campanello d'allarme per il presente e per il futuro di questo Napoli.

    Tanto che quella visto a Verona, per certi versi, non sembrava neppure una squadra allenata da Conte per mancanza di mordente e voglia. Ovvero proprio i tratti distintivi che ha sempre trasmesso il tecnico salentino.

    Una qualità, questa, che non si compra sul calciomercato e che come ha spiegato Conte è difficile da allenare in poche settimane.

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  • EQUIVOCO TATTICO

    E poi c'è l'aspetto tattico. Come già accaduto con Mazzarri, il Napoli dopo tanti anni passati a giocare con la linea a quattro sembra faticare a digerire la difesa a tre anche con la guida di Conte.

    Eppure lo spartito non sembra destinato a cambiare, tanto che il tecnico non ha modificato il suo modulo neppure quando è andato sotto di due goal preferendo schierare Olivera come braccetto sinistro piuttosto che mettersi a quattro.

    In tal senso Conte già prima della partita aveva preferito non soffermarsi su questo aspetto. A suo dire, infatti, i problemi principali del Napoli sono altri e non riguardano il modulo perché "col 4-3-3 sono arrivati decimi".

  • I CASI DI MERCATO

    Infine eccoci al capitolo mercato. L'allarme lanciato da Conte prima della partita è stato chiarissimo: il Napoli è indietro anche sotto questo aspetto.

    Un allarme peraltro confermato sinceramente da Manna, che ha ammesso come anche la società si aspettasse di essere più avanti con le trattative sia in entrata che in uscita.

    L'acquisto di Neres, per cui manca solo l'ufficialità, non sarà ovviamente l'ultimo per il Napoli che deve ancora risolvere soprattutto la grana Osimhen per poi dare l'assalto a Lukaku, ovvero la primissima richiesta di Conte. Non ancora esaudita.

    Il belga non basterà comunque a risolvere tutti i problemi del Napoli, che ha bisogno di rinforzi a centrocampo (Gilmour e McTominay i nomi più caldi) ma forse anche sugli esterni.

    Spinazzola e soprattutto Mazzocchi non possono essere i titolari di una squadra che punta all'immediato ritorno in Champions League.

    Perché a questo Napoli col Verona è mancata la fame, vero, ma anche la qualità in alcune zone di campo. E almeno quella sul mercato si può comprare.

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