Via dall'Italia per ritrovare la serenità. Per Davide Lanzafame l'affaire calcioscommesse è stata una mazzata sulla carriera e il fatto che sia reo confesso lo ha bollato senza appello agli occhi dei colleghi. Del 'sistema', come dice egli stesso in un'intervista rilasciata alla 'Gazzetta dello Sport'.
Cresciuto nelle giovanili della Juventus, nel 2007 aveva esordito in Serie B nella prima squadra bianconera. Poi ha girato l'Italia, da Bari a Palermo, da Parma a Brescia, da Catania a Grosseto e, a gennaio scorso, in Ungheria all'Honved. Nel frattempo la bufera calcioscommesse lo ha travolto e durante gli interrogatori per il filone barese dell'inchiesta il centrocampista ha confessato e a giugno scorso è stato deferito per la partita Bari-Treviso e per ommessa denuncia per Salernitana-Bari.
"Speravo di salvarmi anche dopo i primi arresti a Cremona - ha spiegato il calciatore alla 'Gazzetta dello Sport' - Perchè i fatti di Bari erano lontani nel tempo e li avevo rimossi come qualcosa che appartiene a una fase della vita messa alle spalle. Tutto è cambiato la scorsa estate, quando ho saputo di essere indagato. Avevo due possibilità: raccontare la verità oppure negare. Ho deciso in un secondo". E Lanzafame ha raccontato tutto, ammettendo le proprie responsabilità.
Da allora è iniziato, secondo quanto racconta egli stesso, l'ostracismo nei suoi confronti... "In Italia non mi voleva nessuno - ha detto - Il mio cartellino è del Catania, ma quando si è saputo della collaborazione con la Procura sono stato isolato. Lo scorso settembre sono andato in prestito al Grosseto. La squadra andava male, ma soprattutto la vicenda calcioscommesse aveva lasciato scorie in città. E quindi sono diventato un bersaglio. Impossibile restare".
E così è arrivato il trasferimento in prestito in Ungheria... "Non c'erano alternative. Sembrava che la mia squalifica fosse già iniziata - ha raccontato ancora Lanzafame - Allora accetto di andare lontano dall'Italia, riducendomi lo stipendio. Ma anche lì le cose si complicano: la federazione locale aveva bloccato il tesseramento perché sono indagato. Poi il mio avvocato, Vittorio Rigo, ha sbloccato la situazione: come potevo pagare prima di essere condannato?".
In Ungheria, poi, è scoppiato un putiferio, visto che l'Honved si è qualificato per l'Europa League e, saputo del deferimento di Lanzafame, le concorrenti della formazione ungherese hanno sollevato un polverone perchè la sua squadra venga esclusa dalla competizione europea.
Ma Lanzafame qualche rimorso di non aver saputo resistere all'essere coinvolto nel fattaccio, come ha fatto ad esempio Farina, ce l'ha? Eccome se ce l'ha, anche se, comunque, pensa sarebbe cambiato davvero poco per la sua carriera... "Io non ho saputo oppormi e pagherò - ha detto - Ma anche Farina è stato costretto a lasciare l'Italia. Nessuno lo voleva perché aveva denunciato un collega. Sia chiaro, non mi paragono a lui che ha avuto la forza di opporsi alla combine, ma le dinamiche successive sono identiche".
"Credo che molti addetti ai lavori abbiano preferito chiudere gli occhi fino a quando la magistratura ordinaria non è intervenuta sul calcio - ha proseguito Lanzafame - Accusare un collega è davvero complicato: non si tratta di opporsi a un singolo, ma fare la guerra a un sistema. Sarei ancora in difficoltà. Certo, ora non farei più la sciocchezza di partecipare a una cosa simile. Se poi venissi a sapere che un compagno ha in mente di vendersi la partita, gli parlerei per convincerlo a cambiare idea e non rovinarsi la vita. E se non desse ascolto dovrei denunciarlo, ma non è così semplice". Intanto gli errori commessi gli costeranno, con tutta probabilità, un anno di squalifica.
Cresciuto nelle giovanili della Juventus, nel 2007 aveva esordito in Serie B nella prima squadra bianconera. Poi ha girato l'Italia, da Bari a Palermo, da Parma a Brescia, da Catania a Grosseto e, a gennaio scorso, in Ungheria all'Honved. Nel frattempo la bufera calcioscommesse lo ha travolto e durante gli interrogatori per il filone barese dell'inchiesta il centrocampista ha confessato e a giugno scorso è stato deferito per la partita Bari-Treviso e per ommessa denuncia per Salernitana-Bari.
"Speravo di salvarmi anche dopo i primi arresti a Cremona - ha spiegato il calciatore alla 'Gazzetta dello Sport' - Perchè i fatti di Bari erano lontani nel tempo e li avevo rimossi come qualcosa che appartiene a una fase della vita messa alle spalle. Tutto è cambiato la scorsa estate, quando ho saputo di essere indagato. Avevo due possibilità: raccontare la verità oppure negare. Ho deciso in un secondo". E Lanzafame ha raccontato tutto, ammettendo le proprie responsabilità.
Da allora è iniziato, secondo quanto racconta egli stesso, l'ostracismo nei suoi confronti... "In Italia non mi voleva nessuno - ha detto - Il mio cartellino è del Catania, ma quando si è saputo della collaborazione con la Procura sono stato isolato. Lo scorso settembre sono andato in prestito al Grosseto. La squadra andava male, ma soprattutto la vicenda calcioscommesse aveva lasciato scorie in città. E quindi sono diventato un bersaglio. Impossibile restare".
E così è arrivato il trasferimento in prestito in Ungheria... "Non c'erano alternative. Sembrava che la mia squalifica fosse già iniziata - ha raccontato ancora Lanzafame - Allora accetto di andare lontano dall'Italia, riducendomi lo stipendio. Ma anche lì le cose si complicano: la federazione locale aveva bloccato il tesseramento perché sono indagato. Poi il mio avvocato, Vittorio Rigo, ha sbloccato la situazione: come potevo pagare prima di essere condannato?".
In Ungheria, poi, è scoppiato un putiferio, visto che l'Honved si è qualificato per l'Europa League e, saputo del deferimento di Lanzafame, le concorrenti della formazione ungherese hanno sollevato un polverone perchè la sua squadra venga esclusa dalla competizione europea.
Ma Lanzafame qualche rimorso di non aver saputo resistere all'essere coinvolto nel fattaccio, come ha fatto ad esempio Farina, ce l'ha? Eccome se ce l'ha, anche se, comunque, pensa sarebbe cambiato davvero poco per la sua carriera... "Io non ho saputo oppormi e pagherò - ha detto - Ma anche Farina è stato costretto a lasciare l'Italia. Nessuno lo voleva perché aveva denunciato un collega. Sia chiaro, non mi paragono a lui che ha avuto la forza di opporsi alla combine, ma le dinamiche successive sono identiche".
"Credo che molti addetti ai lavori abbiano preferito chiudere gli occhi fino a quando la magistratura ordinaria non è intervenuta sul calcio - ha proseguito Lanzafame - Accusare un collega è davvero complicato: non si tratta di opporsi a un singolo, ma fare la guerra a un sistema. Sarei ancora in difficoltà. Certo, ora non farei più la sciocchezza di partecipare a una cosa simile. Se poi venissi a sapere che un compagno ha in mente di vendersi la partita, gli parlerei per convincerlo a cambiare idea e non rovinarsi la vita. E se non desse ascolto dovrei denunciarlo, ma non è così semplice". Intanto gli errori commessi gli costeranno, con tutta probabilità, un anno di squalifica.
